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La torta di mele di mia nonna (ma non solo)

Scritto in data 8 settembre 2014

A good karma apple pie.

La mia nonna da qualche tempo non si preoccupa più. È smemorina, dimentica le cose e mi guarda come se fosse un po’ smarrita. Io le voglio molto bene e ricordo, spesso, di quelle cose che cucinava – la mitologia della mia infanzia: involtini di melanzane ripieni di spaghetti, pomodoro dolcissimo e ricotta salata, gli spiedini alla messinese alla brace, quella sua pasta al forno abbastanza perfetta con le filacce di manzo stracotto e le uova sode. Tra i fornelli delle mie nonne ci sono tutti i profumi e le tecniche di cucina che porto nel bagaglio originario; un corredo che ho sperimentato, adattato, replicato.

Quello che non sono mai riuscito a replicare, la ricetta perduta, è una cosa che col suo enigma sprofondevole mi ha seguito per anni; e che ho ritrovato, di recente, nella penna misurata d’una maestra di scuole elementari.

La Signora Concetta mi ha fatto assaggiare questa sua specialità: la torta di mele. Ed è stato così impressionante, ritrovare la sofficità briciolosa dei pomeriggi in cui la nonna aspettava gli amici e la scala40, e la preparava – esattamente uguale – che ho chiesto alla maestra di trascrivermi la ricetta, su un foglio di carta a righe, in belle lettere misurate e tondeggianti.

INGREDIENTI: 

 450gr. Farina 00

150gr. Burro

220gr. Zucchero

3 Uova

1 Bustina di Lievito per Dolci

mezzo bicchiere di latte

1 Limone buono

3 belle mele gialle.

PROCEDIMENTO (o come scrive la Sig.ra Concetta ESECUZIONE):

1) Sbucciare le mele, dividerle a metà ed eliminare i torsoli. Incidere il dorso a ventaglio nel senso della lunghezza, senza affondare il coltello fino in fondo e perciò staccare le fettine una dall’altra. Spremervi sopra alcune gocce di limone, ché non anneriscano.

2) Sbattere con una frusta uova e zucchero, aggiungere e incorporare il burro fuso, poi il latte ed infine farina e lievito a pioggia. Continuare a girare con la frusta fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo.

3) Versare il composto in una teglia alta e tonda, “imburrata e infarinata” (cito.)

4) Lasciare che le mezze mele, spolverizzate con poco zucchero di canna, sprofondino nel composto: ne saranno inglobate durante la lievitazione preservando umidità e morbidezza, saranno carezza del tatto, un morso-conforto, bambineria per palati fini.

5) Infornare a 180° per circa 40 minuti. Al termine controllare la cottura con uno stecchino: bucate delicatamente la torta, quando lo stuzzicadenti esce pulito sarà pronta.

6) Lasciare raffreddare per almeno un’ora. Resistete, su.

7) Affettate e mordete. Una granella che si sbriciola in mari di morbidezza, la mela appena cotta si sfalda abbracciando i denti senza resistenza; il calore. La dolcezza.

Potete provarla ovviamente da sola o con un bicchiere di latte. Io, stasera, me la godo con una splendida Tainted Love di Extraomnes; anche se ci vedrei bene un bicchierino di Nocillo bio Casa Barone e desidero la clamorosa 1111 dell’Antico Opificio Brassicolo del Carrobiolo. Dopotutto, non sono più un bambino…




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